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Cagliari

Ottobre 13, 2015

Benvenuti a Cagliari, città in progress

Da Io Donna –  10 ottobre 2015
Mariateresa Montaruli
Foto di Alessandro Toscano

Designato “capitale italiana della cultura”, il capoluogo sardo sta attuando un progetto di riqualificazione. E persino le palestre di pugilato diventano teatro di letture pubbliche.

 

Chiedete ai Giganti del Mont’e Prama, ritrovati con le trecce che paiono celtiche, 4o anni fa, su una montagnetta dietro le spiagge di quarzo del Sinis, se guardassero alla terra o al mare, proteggessero la necropoli o il deserto di Is Arenas.

O chiedete alle opere di Maria Lai, l’artista già amica di Antonio Marras, che nella remota Ogliastra sperimentò opere site-specific, scritture teatrali, performance collettive che attingevano al mondo ancestrale, plasmando pani di creta, cucendo libri come fossero abiti pop, costruendo telai-scultura che trattenevano la memoria del luogo e del fare.

E si capisce perché, reduce dalla perdita della designazione di Capitale europea della cultura 2019 assegnata a Matera, la città più esposta alla luce di Sud-Ovest abbia inseguito la tentazione di non sprecare: di ricucire, trasformare il lascito progettuale della candidatura in un percorso di riscrittura della propria geografia, guidata dalla metafora dei Telai artistici di Maria Lai, ispirata al mondo arcaico, una vibrazione che sottende tutta la cultura sarda, magicamente espressa dai Giganti. 

«Nuda, ripida, ammucchiata spoglia dalla pianura verso il cielo» come la vide D.H. Lawrence nel 1921 in Mare e Sardegna, governata, dopo 2o anni di amministrazioni di destra, da una giunta di centrosinistra, segnata da una disoccupazione giovanile del 46 per cento, Cagliari vorrebbe cambiare. Guardare in modo nuovo ai pezzi scomposti della sua trama urbana: il Borgo periferico di Sant’Elia che il 24 ottobre accoglierà un’inedita Partida -performance tra calciatori sardi e danzatori catalani. Il quartiere ad alto tasso di disagio sociale Is Mirrionis dove una palestradi pugilato è diventata teatro di letture pubbliche.

Guarda alla spiaggia del Poetto il cui accesso è adesso pedonalizzato e ciclabile; all’antica Maniattura Tabacchi destinata a diventare un presidio scientifico; al lungomare per molto tempo dimenticato, ora attrezzato e ripavimentato; all’area umida di Molentargius dove il field recorder Mike Cooper ha registrato l’allegro chiacchiericcio dei fenicotteri rosa da inframmezzare alle note dello standard jazz Flamingo in un’installazione che troverà spazio nella stazione ferroviaria.

Un mosaico cui si aggiunge il tassello del “villaggio” multietnico di Villanova, anch’esso lastricato e pedonalizzato, dove si organizzano dialoghi di filosofia ai tavoli del bar Florio e i musicisti suonano dai balconi aperti nelle domeniche d’autunno.

L’intento e recuperare pezzi di anima. Come e stato fatto per i tremila frammenti del IX-X secolo a.C ritrovati a Mont’e Prama: ricomposti, hanno dato vita a Giganti di calcarenite alti 2 metri, con scudi di arciere e occhi a disco, riproduzione ingrandita dei bronzetti nuragici, destinati ai locali ora in restauro del Museo Archeologico del 1900, in piazza Indipendenza.

L’idea è attribuire al programma di arte pubblica Space is the place, urbana e partecipata, la funzione di ricongiunzione. Specie in questi mesi da Capitale italiana della Cultura, una designazione attribuita dal ministro Franceschini alle cinque città Finaliste escluse: »Un programma» rivela l’assessore alla Cultura Enrica Puggioni, «sostenuto da 1,5 milioni di euro provenienti dal ministero, di cui 1oomila dalla Regione,2oomila dal Banco di Sardegna, 1oomila dalle casse comunali».
Che si innesta, commenta il sindaco Massimo Zedda, «in un processo di riqualificazione urbana già in atto, un piano provvisionale triennale di 2oo milioni di euro già avviato o in via di aggiudicazione». La punta di eccellenza dell’autunno da Capitale Culturale è il progetto espositivo Eurasia, fino alle soglie della Storia, una collaborazione con l’Ermitage che apre l’11 dicembre a Palazzo di Città. Acciottolato medievale e volte a vela accoglieranno vasellame, corredi funerari, gioielli, bronzetti, oggetti della quotidianità provenienti da San Pietroburgo e dai musei archeologici sardi, destinati a raccontare le trame sottili tra le steppe salate nuragiche e quelle delle civiltà neolitiche del Caucaso. Curata dalla direttrice dei Musei Civici Anna Maria Montaldo con il sovrintendente ai Beni Archeologici Marco Minoja e Yury Piotrovsky dell’Ermirage, la mostra avrà l’allestimento del designer e trend & color forecaster Angelo Figus. Che, «con un linguaggio più vicino alle mostre d’arte contemporanea e un registro più emozionale che filologico», dichiara di non volere «opere con le spalle al muro». I temi dell’esposizione sono «le grandi rivoluzioni introdotte, dal Mar Caspio al Mediterraneo, nel Neolitico: la stanzialità, l’uso dei metalli, le prime forme di agricoltura e la ricchezza connessa a questi processi testimoniata da gioielli e corredi funerari».

Agli artisti internazionali, invitati in residenza dall’art director di Space is the place Maria Paola Zedda, il compito di trasformare la città in un cantiere di sperimentazione che ricolleghi spazi urbani e luoghi domestici.

Pierre Savaugeot, compositore e direttore di Lieux Publics, realizzerà, con una residenza in ottobre,un’installazione di strumenti musicali suonati da elementi naturali.

Celine Condorelli, cofondatrice dell’artist-run space Eastside Projects di Birmingham, esplorera le potenzialità artistiche delle serre abbandonate del Giardino dei Semplici, nell’Orto Botanico.

La greca Maria Papadimitriou, alla Biennale di Venezia con il progetto Agrimikà, lavorerà, a novembre, alla realizzazione di un’opera che recupera le tracce del passaggio dei migranti.

All’architetto del paesaggio Joäo Nunes il compito forse più arduo: creare un parco sul mare che ricongiunga il desolato quartiere di Sant’Elia alla città. Una zona interessata a progetti di pedonalizzazione, chioschi, piste ciclabili. Adesso il panorama è desolante: steppe salate a contorno di edilizia popolare. Sembra di rileggere Lawrence: una città «senza alberi, senza riparo… dietro s’innalzano irte, scure montagne». Con un cielo che urla bellezza, tuttavia. Che urla la sua voglia di ricucire il mondo.

 

 

 

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