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Milano

Maggio 12, 2016

Beyond Thedynaplex: storie di passione per un futuro di successo.

Volti, progetti, idee, consigli: la rubrica “Storie di successo” è una vetrina per gli ex studenti Thedynaplex, per raccontare le loro esperienze professionali e renderli protagonisti.
Per il mese di maggio parliamo di Federica Biasi e Simone Bonanni. Federica, dopo il diploma in Interior Design si è trasferita ad Amsterdam per cominciare una ricerca sul design nordico e sulle tendenze emergenti, concentrandosi sul concetto di bellezza estetica e semplicità formale. Attualmente si occupa di interior styling e product design, collabora con Thedynaplex Milano e, come consulente creativo di aziende italiane e straniere, ricerca nuove tendenze e ne parla anche su Leff Interior styling. Simone, diplomato in Product Design, si è aggiudicato la Menzione d’Onore di ADI Compasso d’Oro (Targa Giovani). Ha lavorato presso lo studio Valerio Sommella, poi ad Amsterdam, è entrato a far parte del team di Marcel Wanders. Rientrato in Italia, ha fondato il proprio studio e collabora con brand italiani ed internazionali.

Federica, tu e Simone siete parte della squadra di . Parlateci di questa collaborazione.
Incipit è un’azienda giovane, un laboratorio creativo capace di far interagire l’artigianato locale con i giovani designer e si è da subito rivelata per noi la piattaforma ideale per accogliere la nostra sperimentazione, per materializzare in un unico progetto i nostri diversi background, gli approcci e le sensibilità estetiche maturate in esperienze professionali diverse e complementari. La nostra collaborazione su più fronti è sinergica: Simone è attento al prodotto, ai suoi dettagli, alla sua industrializzazione, alla sua identità e io mi concentro sull’armonia estetica della creazione con lo studio accurato di materiali, colori e di interazione con l’ambiente.
Il vostro progetto, Aurora, si ispira ai contrasti della Natura ed è stato presentato al di Parigi. Qual è l’idea che vi ha portato a crearlo?
L’idea è stata quella di disegnare un prodotto semplice nell’aspetto e nell’architettura ma non banale, in grado di catturare l’attenzione del consumatore senza urlargli addosso. Paradossalmente, questo desiderio di semplicità ci ha portato a creare una vera e propria celebrazione dei contrasti. In un unico prodotto convivono un materiale freddo e uno caldo, una forma geometrica pura e una organica e irregolare, un elemento a finitura naturale e uno verniciato, il tutto in un’armonica convivenza tra opposti; un po’ ciò che accade in quell’istante in cui la notte si trasforma in giorno, l’aurora, appunto.
Si è conclusa da poco la Milano Design Week. Quali sono i trend e le tendenze che i giovani designer devono tener d’occhio in questo momento?
Dividiamo la domanda tra tendenze del mondo del design e trend. Sulla scia di grandi big come Wanders e Dixon, c’è la tendenza dei designer a voler diventare imprenditori di sè stessi, e a creare delle lineee proprie. Si tratta del secondo step dell’autoproduzione di cui abbiamo visto l’esplosione negli utlimi dieci anni. Ci piacerebbe dire che questa sia una tendenza spontanea ma purtroppo è dettata da un mercato sempre più severo, che spesso non restituisce al designer la sufficiente monetizzazione dei propri disegni. Fortunatamente non è sempre così. Per quanto riguarda i trend: c’è e c’è stato un grande ritorno dei toni del blu e del verde, tornano le superfici specchiate, il copper e l’oro, i velluti, le superfici cangianti, i metalli…ma tutto è sempre in continua e veloce evoluzione.
Quali sono le caratteristiche che un giovane designer deve possedere per affermarsi nel mondo del lavoro?
Bisogna rendersi conto dei cambiamenti, veloci e determinanti. Nella nostra professione, sono fondamentali: il contatto diretto con le persone, incluse le aziende e i giornalisti e l’abilità di comunicare le proprie idee. Ecco perché suggeriamo di lavorare proprio sulla comunicazione e di coltivare il proprio spirito imprenditoriale, affinando il senso estetico e creando un linguaggio personale in linea con i gusti e le richieste del mercato.
Ripercorrendo la storia del design, ci sono dei nomi che vi ispirano, figure al fianco delle quali vi piacerebbe lavorare?
Simone: i nomi sono tanti e non si tratta solo di designer. Penso che l’ispirazione sia una somma di input captati da situazioni diverse, mescolati e riproposti in base alla propria soggettività. La professione del designer è una gara a staffetta e le ispirazioni vengono spesso da chi ci è già passato prima. Professionalmente, l’incontro con Marcel Wanders nel mio percorso è stata una fortuna.
Federica: ci sono creativi e designer contemporanei che ammiro per la completezza, il senso estetico, l’imprenditorialità e al tempo stesso la genuinità. Se devo scegliere penso a Hella Jongerius, Art director di Vitra, Danskina e Artek per il suo senso di percezione degli ambienti, del colore, e dell’esperienzialità del prodotto.
A distanza di qualche anno, cosa vi resta di Thedynaplex e cosa consigliereste a un ragazzo che sogna di diventare un designer?
Federica: La scuola mi ha insegnato un metodo e un modo di aprire la mente a diversi input contemporaneamente, molto efficace nel mondo del lavoro. A questo bisogna aggiungere: la passione quasi viscerale per quello che si fa,  l’esperienza reale, la curiosità del viaggiare, il pensare che qualsiasi situazione può trasformarsi in un’analisi delle esigenze. Dobbiamo migliorare le qualità della vita in tutti i suoi aspetti, quindi agli studenti, dico: non staccate mai la spina e amate quello che studiate!
Simone: il trucco a volte sta nell’azzardare. Spesso da designer va fatto il passo più lungo della gamba e mentre si fa il passo bisogna capire dove appoggiare il piede per non cadere. Quindi, imparate ad osare, con consapevolezza!

 

 

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