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Thedynaplex Network

Maggio 14, 2019

CHThedynaplexI L’IMPOSSIBILE

NIKE E STELLA MCCARTNEY: DUE ESEMPI DI COME SI POSSA ESSERE CREATIVI, INNOVATIVI, SOSTENIBILI.

Ho preso a prestito il claim usato in questo momento da Nike per tornare a parlare di sostenibilità e due sono i brand che mi interessa raccontare per il loro apporto reale al tema, sicuramente inflazionato.
In un mondo dalle risorse finite, noi sprechiamo di meno per darti tanto di più”: una sorpresa, un messaggio chiaro che non ti immagini possa arrivare da una della più grandi multinazionali del mondo, nota più per l’innovazione e la prestazione atletica che per un approccio etico. Suscita stupore per come abbia deciso di educare le nuove generazioni a un comportamento più green e a prendere consapevolezza di un prossimo, quanto incerto, futuro.
Sul loro sito scrivono inoltre: “(…) proprio come tu chiedi di più al tuo corpo, noi chiediamo di più a noi stessi, progettando innovazioni che utilizzino solo quello che serve a far migliorare gli atleti. Perché ogni grammo di energia, ogni milligrammo di materiale e ogni frazione di secondo sono importanti”.
Era il 2011 quando The Natural Step – un’organizzazione no-profit nel campo dell’educazione e dello sviluppo sostenibile – iniziò a collaborare con loro per arrivare ad essere una azienda al 100% sostenibile, creando prodotti facilmente riciclabili, smontabili, con un controllo sulla catena di forniture e un utilizzo responsabile dei materiali per la realizzazione di abbigliamento o accessori. Tutto questo ha un nome: Considered Design.
Ed era il 2010 quando le nove squadre sponsorizzate da Nike, durante i Mondiali di Calcio in Sudafrica, indossarono magliette realizzate da bottiglie di plastica riciclate. Ma non è tutto. Oltre 23milioni di paia di scarpe riciclate sono servite sia per la realizzazione di Nike Grind – un materiale utilizzato per creare una superficie speciale su cui praticare sport – sia per la costruzione di 320 campi da gioco.
Era il 2016 quando nacque un’altra idea, una collaborazione con Ellen MacArthur Foundation per devolvere denaro per investimenti e progetti in grado di favorire l’economia circolare (senza prodotti di scarto, dove le materie vengono sempre riutilizzate). Molti sono gli obiettivi, in parte già raggiunti, come il tagliare le emissioni di CO2 o migliorare l’efficienza idrica (18%) o ridurre il numero di fabbriche da cui attingere materie per poter monitorare con più cura la filiera: nessun rifiuto dovrà essere smaltito senza recupero di energia. Altre sono e saranno le sfide future: Just do it!
Il secondo brand ha invece recentemente vinto il Global VOICES Award 2018 di The Business of Fashion per il suo impegno e la filosofia che porta avanti. Insieme alle Nazioni Unite ha stilato inoltre un manifesto programmatico sulla moda sostenibile: è Stella McCartney, che da sempre rispetta la filiera produttiva e le risorse inventando anche una piattaforma (Cares Green) in cui i giovani designer, possono attingere e condividere informazioni sulle ultime ricerche e su come si possa essere meno inquinanti.
In un’intervista ha usato parole molto chiare e semplici: sostenere, promuovere, educare e condividere, tutti verbi che dovrebbero diventare imperativi e sicuramente entrare nella nostra quotidianità, visto il poco tempo che ci rimane per salvare il nostro Pianeta. Stella McCartney, cresciuta in una famiglia vegetariana e vissuta in una fattoria biologica, ha sempre trovato normale vivere in armonia con la natura e ha pensato che la sua carriera potesse essere non solo un esempio di rispetto e profitto, ma anche l’impegno nell’aprire le menti dei consumatori. Attenta da sempre alla rigenerazione dei materiali di scarto ha usato il cashmere (emblema del lusso) mai vergine, ma ricavandolo da trattamenti di vecchie stoffe in cashmere (ReVerso). Il suo flagship londinese merita una tappa perché dopo i suoi rimarchevoli progetti cruelty free o “Parley for the Oceans” con Adidas, ha ideato e quindi aperto 700 metri quadrati al numero 23 di Old Bond Street totalmente sostenibili. Materiali riciclati sostituiscono quelli classici costosi e preziosi. Carta e mobili provengono dai loro uffici, riadattati, smontati e ripensati. I manichini (Bonaveri) sono realizzati in canna da zucchero completamente biodegradabile e verniciati con composti di resina delle piante e tensioattivi di origine vegetale. Infine Airlabs: un sistema di purificazione che rimuove il 95% di inquinamento e gas nocivi. Grande responsabilità ma anche soddisfazione non solo per essere stata una antesignana ma perché oggi sempre di più altre aziende dalla moda (seconda industria più inquinante al mondo) si stanno guardando dentro e intorno trovando soluzioni per migliorarsi e migliorare la qualità della vita.
Finisco pertanto con una sua famosa frase: “Il coccodrillo, per me, è cheap. Abbiamo fatto due conti: realizzare qualcosa con materiali innovativi, che non inquinano in nessuna fase della produzione, costa anche il 70 per cento in più rispetto all’utilizzo della pelle. Dunque, a rigor di logica, il lusso vero sono i nuovi materiali, non i vecchi”.

Di Giovanni Ottonello – ‎Art Director – Thedynaplex

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