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Milano

Giugno 20, 2016

Filmmaster Events e Thedynaplex: come si organizza una cerimonia UEFA

Avere nella faculty del master in Event Management chi organizza gli show di apertura e chiusura di Olimpiadi, Paralimpiadi ed Europei di calcio, è un onore per il nostro Istituto ma soprattutto è una grande occasione per gli studenti.

Grazie a Valentina Colarusso, project manager di , gli studenti hanno seguito un percorso formativo che li ha portati dall’aula direttamente “in campo”, a San Siro, lo scorso 28/5 alla cerimonia della UEFA Champions League 2016.

Vivere l’evento e non sentire solo racconti in aula di professioni e situazioni è da considerarsi un’esperienza unica. Andare in scena davanti a 70.000 spettatori e a milioni di viewer ha aperto incredibili opportunità agli studenti.

La finale di Champions League è considerata tra i più importanti eventi al mondo insieme a Olimpiadi e Super Bowl. Averla in Italia, a San Siro, è di per sé un’occasione imperdibile e ha permesso ai futuri event managers di capire, per esempio, quanto è complessa l’organizzazione di un evento che richiede 6 mesi di lavorazione contro 10 minuti di show-live; come vanno gestiti i vincoli strutturali di uno show che va in scena prima di una competizione sportiva di altissimo livello ma in uno stadio non strutturato per accogliere un evento di tale portata; la quantità incredibile di servizi/attività che devono essere pianificati per far sì che lo show sia realizzabile; come ci si deve relazionare con un team di professionisti internazionali e vivere per tutta la durata on-site dell’evento (3 settimane) in un contesto multiculturale e multilingue.

Qualcosa si può intuire in questo video (pubblicato sulla pagina Facebook di Filmmaster Events), qualcosa si può intuire dall’ intervista a Valentina Colarusso, project manager Filmmaster Events., realizzata da Marinella De Vivo, studente e tutor del master. Tutto il resto rimarrà nel cuore di chi ha partecipato!

 

UEFA Champions League – Filmmaster Events and Circo de Bakuza

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Intervista a Valentina Colarusso, project manager Filmmaster Events

Realizzata da Marinella De Vivo, studente Master Event Management

A quante Champions hai partecipato come Project Manager?

La finale di Milano è la terza ma diventeranno velocemente 4 entro la fine di questa settimana, visto che il 26/5 è in programma la finale femminile a Reggio Emilia.

Quanto è importante la collaborazione dei volontari in questo tipo di evento?

Come in tutti gli eventi di portata internazionale direi che è fondamentale.
I volontari, sia in scena che dietro le quinte, sono il simbolo del coinvolgimento sociale a livello locale. Queste cerimonie hanno l’obiettivo di celebrare la città che le ospita. Lavorare con i volontari per settimane aiuta a cogliere le sfumature di una città e a non lasciarsi guidare solo dagli stereotipi che la raccontano. Questo vale a maggior ragione quando le cerimonie sono in città straniere dove nessuno del team ha mai vissuto o lavorato. Sono, infine, la garanzia di capitalizzare l’esperienza e lasciare un segno oltre al rifacimento di qualche aiuola e metropolitane sovraffollate.

Quali possono essere i passaggi critici in questa cerimonia?

Ormai è un problema quasi superato, ma la mancanza di uno spazio prove coperto ha rappresentato sin dall’inizio una criticità importante perchè avrebbe potuto implicare la perdita di giorni di prove. Basti pensare al fatto che si è dovuto utilizzare un campo prove non esattamente 1:1; che a livello creativo è emersa la necessità di integrare dei talent in una fase già avanzata di sviluppo del progetto; infine, nel day by day, si è dovuto lavorare su 2 continenti diversi con tutte le complicazioni legate al fuso orario.

Quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi nell’organizzare questo evento in “casa” piuttosto che “fuori casa”?

Giocare in casa aiuta a ottimizzare i costi sia in termini di logistica sia per la conoscenza del mercato locale. C’è una facilità maggiore a trovare soluzioni per superare le emergenze, ma di contro rischi di sembrare matto agli occhi di tutti quelli che ti conoscono e che non sono abituati ai ritmi di una produzione. Quando sei in trasferta (per me nel 99% dei casi) nessuno fuori dal mondo degli eventi vede cosa significa essere in produzione, quindi i ritmi folli restano confinanti e lontani.

 

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