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Thedynaplex Network

Ottobre 19, 2018

Thedynaplex e SVA: educazione e cultura della Visual Art secondo Riccardo Mannelli

Come la cultura delle Arti Visive influenza i giovani artisti e il tessuto sociale

“Underground Images: School of Visual Arts Subway Posters, 1947 to the Present” approda a Roma.
La selezione di poster che racconta 7 decadi di comunicazione adv realizzate per la vasta rete metropolitana di New York da Graphic Designers e Illustratori leggendari del calibro di Ivan Chermayeff, Milton Glaser e George Tscherny, sarà ospite della sede Thedynaplex di Via Alcamo fino al 24 ottobre.

È un terreno comune quello di Thedynaplex e della storica School of Visual Art newyorkese, un tracciato che le due realtà hanno segnato nel proprio territorio, formando creativi che hanno influenzato la loro epoca con i loro progetti visivi, spesso pensati per raccontare le scuole.
In occasione della mostra abbiamo chiesto a Riccardo Mannelli – artista di fama internazionale e coordinatore del corso di Illustrazione e animazione di condividere con noi il suo punto di vista arte, educazione e cultura.

 

SVA si è storicamente raccontata comunicando nella rete metropolitana di New York: una scelta di opportunità commerciale, ma forse anche di scambio proficuo con la cultura stessa di quella città, dove è nato moltissimo della cultura grafica e artistica. Che relazione c’è tra una scuola e il tessuto sociale e urbano dove opera?

Per una scuola il rapporto con il territorio ed il tessuto socio-culturale è imprescindibile: l’osservazione, l’ascolto, l’empatia con il contesto in cui si opera sono essenziali per la buona riuscita della formazione e per la costruzione di una didattica efficace. Ancora di più per una scuola di Comunicazione Visiva che basa la sua didattica non ( o non solo ) su di un modo docens, cioè teorico, ma soprattutto su di un modo utens, cioè pratico esemplificativo; che necessita quindi di attingere dalle caratteristiche ambientali, le tipologie umane, i comportamenti ed i ritmi che la realtà contestuale può offrire.
Imparare ad “usare” il territorio come continua fonte di conoscenza e ispirazione è fondamentale per l’artista ed il comunicatore. L’osservazione diretta ed il rapporto con il proprio contesto lo aiuterà a sviluppare e gestire le proprie capacità di analisi e quindi creare le proprie sintesi narrative. Inoltre l’approfondimento e la maggiore conoscenza gli permetteranno una crescita della propria capacità critica, a crearsi le proprie opinioni, che saranno il battito ed il respiro della propria cifra espressiva.

 

In una campagna pubblicitaria, quanto è importante l’estetica e quanto il messaggio? 

L’estetica è parte integrante del messaggio e molto spesso nelle nostre professioni è il messaggio stesso. L’immagine, la composizione, l’impianto grafico, le scelte cromatiche, etc., sono tutti elementi che arrivano per primi all’attenzione di chi guarda; interagiscono con la sfera istintuale prima che con quella razionale, sono percezioni prima che cognizioni e quindi nella tempistica della fruizione sono vincenti: arrivano sempre prima della stimolazione verbale.

Una immagine esteticamente efficace funziona sempre e comunque, anche quando veicola un messaggio poco convincente o addirittura banale; viceversa ( un buon messaggio veicolato da una pessima immagine) non funziona mai.

 

Quanto è importante il coraggio di sperimentare in una campagna visual?

La sperimentazione oramai è l’essenza stessa della comunicazione e qualsiasi campagna visual contemporanea deve portare tracce, anche sfumate o appena accennate, di ricerca e innovazione; la nostra epoca, più emancipata e smaliziata, pretende originalità innanzitutto e quindi ogni lavoro deve avere una impronta sperimentale. Nuove soluzioni estetiche o di linguaggio, nuovi ritmi narrativi , nuove contaminazioni fino alle più estreme bizzarrie espressive. E’ proprio il concetto di contaminazione (tra i generi, le culture, i suoni, gli orizzonti visivi,etc.) la cifra della comunicazione contemporanea: rimescolare i linguaggi, i simboli, gli archetipi esistenti per creare nuove suggestioni.

 

C’è spazio per la controcultura in pubblitià? E nelle aule di un Istituto di formazione?

Il termine controcultura non mi è mai piaciuto, anzi l’ho proprio sempre detestato; il concetto che sottintende, invece, è sempre stato il mio orientamento artistico espressivo. Ho sempre pensato che trovare alternative alla narrazione dell’esistente, inventarre nuove soluzioni estetiche e contenutistiche e anche trasgredire coscentemente regole, conformismi e convenzioni che spesso imbrigliano l’espressività siano l’essenza stessa di ogni arte. Allora non chiamiamola controcultura per favore… chiamiamola altracultura o oltrecultura…ipercultura… ma non contro…

Un artista, un creativo, uno spirito critico immaginifico non può essere mai contro qualcosa di umano qualunque essa sia; qualsiasi critica artistica, la più feroce, è sempre portatrice di positività, tende sempre alla correzione in meglio. Non sarà mai contro la cultura vigente ma ne tenterà l’arricchimento, proponendo altre visioni, altre tematiche, altri punti di vista altre narrazioni. L’arte non cancella mai niente conserva tutto: ogni esperienza umana è preziosa. L’artista è lo sciamano che percepisce il senso del presente e lo impasta con l’intuizione del futuro. E’ un magico conservatore che modella il proprio futuro progressista.

Ogni pubblicità è portatrice di questi contenuti. E questi contenuti dovrebbero sempre permeare le aule di un istituto di formazione.

 

Qual’è il messaggio che lancia ai suoi studenti il primo giorno di lezione?

La prima cosa che dico agli allievi è che l’arte e la creatività non si insegnano perchè ogni essere umano ne è portatore sano, per natura. La scuola può avere solo una funzione maieutica: aiutare a far uscire la propria indole artistica e creativa, stimolare attaraverso la pratica , lo studio e la condivisione di esperienze il piccolo-grande talento che ognuno già possiede.
La seconda cosa altrettanto importante è che le regole vanno comprese e assimilate al solo scopo di poterle padroneggiare e così poterle meglio trasgredire.

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