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Dicembre 21, 2017

Un nuovo Rinascimento come sfida per le nuove generazioni

L’obiettivo di una buona formazione è diventare “ingegneri rinascimentali”, come suggeriva Steve Jobs […]. Studiare, e a lungo, non solo a scuola, ma un po’ per tutta la vita […] Lavorare. Crescere. E studiare ancora, seguendo la lezione di quelle figure dell’Umanesimo e del Rinascimento capaci di tenere insieme le competenze scientifiche e le conoscenze umanistiche, di dipingere costruendo da gran matematico un originale senso della prospettiva o di progettare una piazza e una basilica con il pensiero rivolto al valore di Dio e alle relazioni nella comunità degli uomini. […]

L’indicazione di Jobs sul “genio italiano” è uno stimolo essenziale sull’atteggiamento indispensabile a chi studia e sulle strategie per migliorare la scuola. Tenere insieme filosofia e tecnologia […]. Coniugare analisi e racconto. Ricordare che etica, estetica e scienza fanno parte dello stesso universo: è la lezione di Galileo. La creatività sta nello sguardo eterodosso, spiazzante, eretico: nei punti di vista mai presi in considerazione, nelle domande mai fatte. […]

La lezione di Jobs e il suo “Think different” (l’attitudine degli “ingegneri rinascimentali”, appunto) risuonano anche nelle parole usate dal suo successore ai vertici della Apple, Tim Cook, nel discorso del giugno 2017 alla cerimonia di congedo ai laureandi del Mit, il Massachusetts Institute of Technology a Cambridge: “Non ho paura che l’intelligenza artificiale dia ai computer la capacità di pensare come gli esseri umani. Sono più preoccupato delle persone che pensano come computer, senza valori o compassione, senza preoccuparsi delle conseguenze”. […]

Questioni filosofiche e antropologiche, appunto. È proprio questa la sostanza della riflessione di Cook al Mit. Partendo da un’altra delle ispirazioni di Jobs, quella di “dare la possibilità ai folli – agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso – di fare al meglio il loro lavoro”. Il pensiero imprenditoriale, d’altronde è un pensiero creativo, spesso un pensiero eretico. Da mantenere vivo nel tempo. E da intrecciare a un’altra essenziale dimensione d’impresa: la produttività, la serialità dei processi, la qualità standard dei prodotti. Innovare. Fare profitti. Investire. Creare lavoro. Reggere competitività in tempi di sempre più rapidi e intensi cambiamenti. È una sintesi difficile. Fragile. Mutevole. Ma indispensabile. Come ogni buon imprenditore e manager capace sanno bene. […]

 

Estratto da:
“Un nuovo Rinascimento come sfida per le nuove generazioni” – di Antonio Calabrò: Direttore e Vicepresidente

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