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Dicembre 27, 2017

Utopia VS distopia – L’anno che verrà: quali saranno i trend della Moda nel 2018?

L'aspirazione a un immaginario ideale opposta alla percezione di una realtà instabile: così Utopia e Distopia modelleranno le tendenze creative dei prossimi mesi.

Oggi c’è molta confusione riguardo la parola «Moda»: per qualcuno è ciò che indossiamo, per qualcun altro è una forma d’Arte, per altri ancora si tratta di una possibilità di innovazione o, per i più pragmatici, «Moda»  è solo e soltanto un modello di business.

Nel dubbio, l’ausilio di un dizionario chiarisce ogni ambiguità: la «Moda» è l'”aspetto e comportamento di una comunità sociale secondo il gusto particolare del momento” e oggi, guardandoci attorno, possiamo avere la prova che “il gusto particolare del momento” sia “avere stile”. Si tratta, però, di una contraddizione in termini, poiché lo stile si basa prevalentemente su qualcosa di unico e personale e, anche fosse condiviso tra un numero ristretto di individui, darebbe forma a una corrente/movimento/subcultura diversa da quella principale (mainstream).

Bene, la chiave dello scenario odierno sta proprio in questo.

Ognuno di noi si impegna a dare forma all’aspirazione ideale del proprio universo personale anche laddove non fosse suscettibile di realizzazione pratica (= Utopia). Tale aspirazione, nel suo porsi come ipotesi di lavoro o come contrasto verso le istituzioni vigenti, funge comunque da stimolo nei riguardi delle azioni future: via libera, quindi, alla celebrazione personale e all’espressione delle nostre molteplici sfaccettature, cosicché la nostra identità possa essere trasformata ed assemblata quotidianamente. Creatività diviene sinonimo di individualità, purché si sia in grado di dare forma a una narrazione ispiratrice di cui il nostro quotidiano vestirsi sia il messaggio di fondo.

I brand e sono un esempio rappresentativo di questa tendenza.

Un simile approccio si pone, tuttavia, in netto contrasto con la realtà, dove i sistemi che hanno definito la contemporaneità sono oggi messi in discussione: la crescente sfiducia nelle istituzioni e la diffusione a macchia d’olio di informazioni non attendibili o non comprovabili stanno modellando uno scenario dove sentimenti di paura e incertezza si moltiplicano a fronte di un immaginario futuro altamente indesiderabile o spaventoso (= Distopia).

Emerge, di conseguenza, una forte richiesta di verità/autenticità e trasparenza.

La voglia di “essere diversi per essere ascoltati” va man mano intensificandosi, e la creatività individuale si manifesta nella capacità di abbandonare la propria zona di comfort per disegnare sistemi ed esperienze capaci di coinvolgere persone e ispirare nuovi punti di vista piuttosto che ulteriori prodotti e/o oggetti.

I brand e sono un esempio rappresentativo di questa tendenza.

Al contempo, i concetti di “età”, “stagione”, “genere” e “identità” divengono sempre più fluidi e vengono riconsiderati come stati d’animo anziché essere circoscritti a una definizione formale. E proprio il tema del limite – inteso come “confine” – assume nella Moda una nuova chiave di lettura, permettendo di riformulare le prospettive del modo in cui viviamo, progettiamo, ci vestiamo e/o facciamo affari acquisendo le potenzialità per creare diversi modi di essere, pensare ed agire.

Il brand è un esempio rappresentativo di questa tendenza.

>> Articolo a cura di Serena Sala, coordinatrice del Workshop Cool Hunter Thedynaplex Moda Milano.